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  • Immagine del redattoremarikaabba

Fishermen’s Trail

Ci sono momenti in cui il nostro corpo ci dà segnali di fumo, ci chiede a gran voce di allontanarci dalla frenesia della quotidianità e dai rapporti tossici. É così che a settembre del 2021 ho deciso di partire da sola alla volta del Fishermen’s Trail in Portogallo.


Era da tempo che sognavo questo itinerario, di cui ero venuta a conoscenza grazie a quella che è stata per diversi anni la mia compagna di (dis-)avventure. Complici le restrizioni del Covid che non permettevano di varcare i confini europei, mi sono decisa e ho prenotato il biglietto aereo per il Portogallo. Le coste atlantiche mi stavano aspettando!

Arrivata a Lisbona, dopo i primi attimi di panico in aeroporto - a un’ora e un quarto dall’atterraggio non erano ancora arrivati i bagagli sul nastro - ho raccattato il mio zainone rosso e mi sono precipitata all’autostazione Sete Rios, da dove sarebbe partito il bus della Red Expressos per Porto Covo.


Appoggiati i piedi a terra, mi sono subito immersa nella bellissima atmosfera di Porto Covo, un grazioso paese di pescatori con la case bianche e blu. La mia avventura è iniziata con un incredibile tramonto sull’oceano, che ha lautamente ripagato tutta la stanchezza accumulata nel lungo viaggio.

Il Fishermen’s Trail è uno dei percorsi della Rota Vicentina. Questo itinerario corre in cima alle scogliere a picco sull’Oceano Atlantico. É composto da 13 tappe per un totale di 226,5 km. Parte da Saint Tropez e si conclude a Lagos passando tra i villaggi di pescatori. Non avendo così tanti giorni a disposizione, ho optato per il tracciato più breve e conosciuto: da Porto Covo a Odeceixe, 4 tappe per un totale di circa 75 chilometri. É bene non farsi ingannare dai pochi chilometri di percorrenza giornalieri o dalla quasi assenza di dislivello positivo perché la maggior parte del tragitto è su fondo sabbioso: questo rende il percorso sfidante e affascinante.

É davvero difficile perdersi, perché tutto il tracciato è segnalato con tacche verdi e blu. In alcune zone il Fishermen’s Trail corre a braccetto con la Historical Way della Rota Vicentina, quindi è sempre bene controllare l’andamento del percorso sulla guida ufficiale o sulla traccia online (io le ho inserite in una Raccolta su Komoot).


Anche se i volontari fanno un lavoro strepitoso e mantengono tutto in modo eccellente, a volte mi è capitato di prendere il sentiero sbagliato: ero così rapita dal mondo che mi circondava, dalla varietà di paesaggi sempre diversi, anche a pochi metri di distanza l'uno dall’altro, che le mie gambe andavano da sole e il mio cervello era completamente staccato. Dopo pochi metri, non vedendo le paline piantate nella sabbia, me ne accorgevo e ritornavo prontamente sui miei passi.

Come ho detto in precedenza, ho deciso di intraprendere questa esperienza da sola.

Si sa che quando si parte per un cammino, in realtà, non si è mai soli: ci si imbatte spesso in altri vagabondi con la testa fra le nuvole, immersi nei propri pensieri. Ci si saluta gentilmente, ci si scambia furtivamente un sorriso o uno sguardo senza mai perdere di vista il proprio obiettivo. Eppure in alcune occasioni ho camminato per decine di chilometri senza incontrare anima viva. C'ero solo io con intorno i cespugli spinosi o le foreste di bamboo e in sottofondo il rumore delle onde che si infrangevano violentemente contro gli speroni di roccia.

Giorno dopo giorno ho scoperto che alcune persone sul cammino mi conoscevano come “la ragazza in solitaria con lo zaino rosso”. Effettivamente a causa della pandemia non c’era molta gente sui sentieri a metà settembre e quasi tutti viaggiavano in gruppo usufruendo, tra le altre cose, del trasporto bagagli. Abbassavo notevolmente la media d’età, perciò ero facilmente riconoscibile - eh sì, anche il mio zaino rosso e voluminoso aiutava nell’identificazione.

Alcuni viandanti la sera mi fermavano per le strade dei paesi per salutarmi e sincerarsi che stessi bene, per esprimere la loro ammirazione nei miei confronti (per cosa poi?!) e per chiedermi se avessi bisogno di aiuto. Quando a Odeceixe ho scoperto che si dilettavano tra di loro a scommettere sulla mia età, sono morta dalle risate. Certi manco li avevo notati lungo il tragitto, ma loro avevano osservato ogni mia mossa.

Con un gruppo di pensionati di Torino - a cui rivolgo un pensiero affettuoso - ho condiviso una manciata di chilometri, poi però ho sentito nuovamente l’esigenza di continuare da sola. Dovevo rimettere in riga tutti i pezzi che prima la pandemia, poi i rapporti di lavoro tesi avevano stravolto: sentivo il bisogno di ascoltarmi e ritrovarmi.

Ci sono stati anche attimi di panico, come quando di punto in bianco, lungo un bel sentiero battuto sotto a un’arcata di fronde, è apparso un cane rabbioso lasciato slegato e incustodito davanti ad una roulotte da turisti - il mio peggior incubo, maledetti loro. Mi sono letteralmente tuffata tra i rovi - si chiama lotta per la sopravvivenza - per uscirne qualche metro più in là, nuovamente sul sentiero, sana e salva, con braccia e gambe graffiate, i battiti a mille, drogata di adrenalina.

Arrivare a fine tappa nel primo pomeriggio, posare lo zaino in camera e uscire per una passeggiata a piedi nudi sulla spiaggia, mi dava una sensazione di libertà sconfinata.


D’istinto mi sono data tre semplici regole: togliere la connessione al cellulare, avere la macchina fotografica accesa, pronta a cogliere l’attimo, e non sentirmi in colpa a oziare.


Il momento migliore, però, era l'ora del tramonto. Viandanti, turisti e cittadini si sedevano in spiaggia o sul perimetro della piazza a picco sulla scogliera e attendevano tutti insieme silenziosamente il tramonto, un altro spettacolo della natura.

Insomma, è stato un viaggio catartico. Ho ricaricato a pieno le batterie, seppur ogni tappa richiedesse una buona dose di energie. Sono tornata a casa con una nuova consapevolezza e la voglia di cambiare, di rimettermi in carreggiata azzardando qualche salto nel vuoto.


Il Fishermen's Trail è un cammino dove la Natura selvaggia e pura è la vera protagonista; dove la forza dell'oceano rispecchia l'irrequietezza che ognuno di noi porta dentro sé, un sentimento ostile che passo dopo passo viene trasformato in energia positiva, in carburante per le nuove sfide della vita.



INFORMAZIONI UTILI

PERIODO MIGLIORE

Il periodo migliore per intraprendere questo percorso sono la primavera e l’autunno. In autunno non mancano forti temporali di notte e nelle prime ore del giorno. Il vento è una costante.

VOLI

TRASPORTI

BAGAGLI

ABBIGLIAMENTO E ATTREZZATURA

CONNESSIONE E LINEA TELEFONICA

STRUTTURE RICETTIVE

CONSIGLI


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